giovedì 25 luglio 2013

Camera: Interrogazione in Commissione per chiedere l'intervento del Governo sulle Poste Italiane



Atto Camera

Interrogazione a risposta in commissione 5-00697
presentato da
CATALANO Ivan
testo di
Lunedì 22 luglio 2013, seduta n. 57
  CATALANO. — Al Ministro dello sviluppo economico, al Ministro del lavoro e delle politiche sociali, al Ministro dell'economia e delle finanze. — Per sapere – premesso che:
   il processo di liberalizzazione nel settore dellepublic Utilities, avviato dalla Commissione europea agli inizi degli anni Novanta, si è concretizzato, per quanto riguarda il settore postale, con l'introduzione della direttiva 97/67/CE;
   tra i principali elementi della citata direttiva vi è l'obbligo a carico di ciascuno Stato membro di garantire il mantenimento di un servizio postale universale su tutto il proprio territorio (articoli 3 e 4);
   il decreto legislativo 22 luglio 1999, n. 261, ha recepito la direttiva 97/67/CE, per lo sviluppo e il miglioramento del mercato interno dei servizi postali comunitari e della qualità del servizio, affidando alle Poste il servizio postale universale (articolo 23);
   il finanziamento avviene in parte attraverso trasferimenti posti a carico dello Stato, secondo quanto disposto dall'articolo 3 del decreto, come da ultimo modificato dall'articolo 1, comma 3, del decreto legislativo 31 marzo 2011, n. 58;
   gli obblighi di servizio universale sono ribaditi, da ultimo, nel contratto di programma relativo al triennio 2009-2011;
   parallelamente, è avvenuta la trasformazione delle Poste da «Amministrazione dello Stato» a «ente pubblico economico», e successivamente a «società per azioni», che ha prodotto la graduale divisione tra il settore del servizio universale e quello degli altri servizi tradizionalmente erogati;
   negli ultimi anni, i piani industriali di Poste s.p.a. hanno privilegiato largamente i servizi a maggior valore aggiunto apparente, a scapito del servizio universale;
   infatti, i dati relativi ai servizi erogati nell'ambito del servizio universale rivelano una diminuzione di 30.000 unità nel settore impegnato nella lavorazione di pacchi e corrispondenza negli ultimi 12 anni, e di circa 14.000 negli ultimi anni;
   inoltre, il piano di riorganizzazione aziendale, presentato da Poste Italiane s.p.a. il 17 aprile 2012, ed inviato all'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, prevede la chiusura di 1.156 sportelli presenti sul territorio nazionale, la razionalizzazione di 638 uffici con una riduzione dei giorni e degli orari di apertura e la soppressione di 1.410 zone di recapito;
   tale piano, secondo le organizzazioni sindacali, come si apprende dalla stampa, ha determinato, nel 2012, l'ulteriore riduzione di 1.765 lavoratori nelle regioni Piemonte, Emilia-Romagna, Marche, Toscana e Basilicata, mentre nel 2013, con l'estensione del provvedimento a tutto il territorio nazionale, la riduzione potrebbe essere dell'ordine di 10-12.000 unità con la chiusura di circa 2.000 uffici postali e una riduzione del 50 per cento degli appalti;
   la riorganizzazione è stata decisa nonostante i risultati di bilancio 2011 siano positivi, 846 milioni di utili, migliorati nel 2012 raggiungendo i 1032 milioni di utile netto, che collocano il gruppo ai primi posti per redditività rispetto ai principali operatori internazionali;
   i tagli non garantiranno più il servizio universale nei termini di uniformità di servizio su tutto il territorio, tariffe contenute, soddisfacente qualità del recapito nei termini stabiliti dal contratto di programma;
   per contratto, infatti, la società è tenuta ad assicurare, sino all'anno 2016 (e con possibilità di proroga fino al 2026), per cinque giorni lavorativi a settimana, la fornitura su tutto il territorio nazionale delle prestazioni comprese nel servizio universale;
   le politiche di spending review poste in essere da Poste s.p.a. non rispettano gli obblighi del servizio universale e rispondono ad una logica strettamente economica, estranea all'operato di un'azienda che eroga un servizio pubblico;
   il recapito a giorni alterni considerato da Poste s.p.a., abolirà il servizio quotidiano per i comuni più piccoli, creando una difformità tra zone ad alto e basso indice di popolazione;
   negli ultimi anni, Poste s.p.a. ha incentivato l'esodo dei lavoratori prossimi al raggiungimento dei requisiti minimi per il pensionamento;
   Poste s.p.a. deve affrontare il problema dei lavoratori cosiddetti esodati, ovvero dipendenti che hanno accettato di lasciare il posto per essere accompagnati alla pensione, e che si trovano oggi in difficoltà a causa dell'innalzamento dell'età pensionabile introdotto dalla riforma pensionistica realizzata dal Governo Monti (articolo 24 del decreto-legge 201 del 2011, cosiddetta riforma Fornero) la quale, a decorrere dal 2012, ha sensibilmente incrementato i requisiti anagrafici e contributivi per l'accesso al pensionamento;
   le problematiche connesse all'attuazione della riforma hanno indotto Governo e Parlamento a rivedere la platea dei soggetti ammessi al pensionamento secondo la normativa previgente, estendendola a più riprese;
   la circolare n. 76 dell'INPS riepiloga le disposizioni normative relative alle cosiddette prima seconda e terza operazione di salvaguardia: prima salvaguardia (cosiddetta salvaguardia 65.000), articolo 24, commi 14 e 15, della legge n. 214 del 2011; seconda salvaguardia (cosiddetta salvaguardia 55.000), articolo 22, comma 1, della legge n. 135 del 2012; Terza Salvaguardia (cosiddetta salvaguardia 10.130), articolo 1, commi 231 e successivi, della legge n. 228 del 2012;
   per effetto dei ripetuti interventi del legislatore, è stata garantita copertura previdenziale ad un totale di circa 140.000 lavoratori (fino al 2014);
   attualmente, tuttavia, la molteplicità dei casi possibili, la necessità di certificazioni da parte dell'INPS, e i tetti prefissati dagli interventi di salvaguardia, non consentono di ridurre il livello di attenzione per i lavoratori esposti;
   nello specifico, le aziende di fatto controllate dallo Stato, titolari di contratto di programma, i cui amministratori e manager vengono nominati dallo Stato, non hanno dato a giudizio dell'interrogante alcun segnale di condivisione e solidarietà sul problema;
   a detta dell'interrogante, il loro unico obiettivo strategico sembra essere quello di scaricare sulla fiscalità generale tutte le presunte inefficienze al fine di presentarsi al mercato al meglio. Propongono, infatti, piani industriali centrati sempre sul drastico abbattimento del personale, l'unico asset non gradito, ripartendo gli effetti negativi, da una parte sullo Stato, in termini di costo e dall'altro sui cittadini in termini di qualità del servizio;
   è significativo, come si apprende dalla stampa, l'atteggiamento di chiusura del presidente di Poste s.p.a., Giovanni Ialongo, per il quale il rientro in azienda dei lavoratori è impossibile, perché si tratta di personale uscito, che è stato incentivato con l'assunzione di un figlio o con un incentivo economico;
   le difficili condizioni dei lavoratori succitati potrebbero avere risvolti drammatici: proprio sul sito di Poste s.p.a. viene evidenziata la tragica sequela di suicidi che hanno coinvolto i postini francesi in seguito alla ristrutturazione molto pesante operata nel settore della distribuzione da parte dell'omologa azienda francese;
   come si legge sulla relazione al bilancio nel suo sito internet, Poste s.p.a. si è impegnata, per il 2013, a trasformare il rapporto di lavoro, da tempo parziale a tempo pieno, di un numero di risorse paria 400 nel 2013 e a 300 nel 2014;
   nonostante l'effetto combinato dello sviluppo delle nuove tecnologie informatiche e della crisi economica sia potenzialmente drammatico per il settore, il gruppo, nel suo complesso, realizza ricavi per oltre 24 miliardi di euro con utile netto per oltre 1 miliardo con più di 144.000 dipendenti. I dipendenti potenzialmente esposti rappresenterebbero meno dell'1 per cento della forza lavoro;
   il gruppo ha previsto a bilancio accantonamenti cospicui a fronte di rischi per contenzioso in atto con l'Agenzia delle entrate e fondi per vertenze con il personale a vario titolo (inizialmente oltre 45.000);
   il gruppo Telecom, con una dichiarazione congiunta con le rappresentanze sindacali, si è detto disponibile al reintegro dei lavoratori esodati, eventualmente esclusi, fino al raggiungimento dei requisiti pensionistici;
   in attesa di soluzioni certe e definitive da parte del legislatore, Poste s.p.a., a detta dell'interrogante, dovrebbe farsi carico dei propri lavoratori con senso di responsabilità e di appartenenza –:
   se non ritenga opportuno richiamare ilmanagement di Poste s.p.a. ad una politica più rispettosa delle potenzialità delle proprie risorse umane, innovando i processi e migliorando i servizi, senza ricorrere alla ricetta elementare della riduzione del numero degli occupati per effetto dello sviluppo tecnologico, posto che un'azienda socialmente sostenibile è in grado di utilizzare e valorizzare lo sviluppo tecnologico per liberare risorse preziose da utilizzare diversamente per altri prodotti e/o servizi esistenti o da creare;
   se non ritenga opportuno di assumere iniziative per una revisione dell'attuale piano industriale, che presenti le alternative praticabili in termini di livelli occupazionali, con le relative conseguenze economiche;
   se non ritenga opportuno assumere iniziative affinché Poste si faccia carico del problema dei lavoratori esodati istituendo, all'interno di PosteItaliane s.p.a., un fondo di solidarietà a cui attingere per il versamento degli importi pattuiti con i lavoratori, anticipandoli, se del caso, per assicurare la fluidità dei pagamenti necessaria per la vita quotidiana, in attesa della definizione INPS;
   se non ritenga di assumere iniziative affinché Poste s.p.a. modifichi il meccanismo della premialità manageriale, introducendo un obiettivo specifico per la conservazione e la riallocazione del personale esistente e dedicando parte dei premi a sostegno degli esodati. (5-00697)

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